SARDEGNA & TERREMOTI

 

 

Sardegna, Cagliari, Castello. É nel quartiere più storico e rappresentativo del capoluogo, quello che ancor oggi da il nome alla città nella lingua locale, che si insinua col marmo bianco della facciata e una lunga serie di capolavori del romanico de del barocco, la cattedrale di Santa Cecilia e Santa Maria, la cui facciata è stata rifatta in epoca relativamente recente. L’interno è un bel museo di storia dell’arte, con la cripta arricchita e decorata da 179 nicchie contenenti le reliquie dei martiri cagliaritani.

 

La visita alla Chiesa, di qualunque edificio religioso si tratti, spesso include anche un passaggio in sagrestia. E il passaggio nella Cattedrale di Cagliari regala un’iscrizione che a molti può sembrare ambigua o fuori luogo. Su una parete dell’ambiente infatti si legge chiaramente la scritta che recita “Adì 4 Juny terremotus factus est 1616”. Un terremoto, in Sardegna, può sembrare un’eresia o quanto meno qualcosa di molto anomalo. E invece la storia racconta che sono stati ben 8 i fenomeni sismici registrati nell’Isola negli ultimi secoli, non sempre di lievissima entità. Quello di inizio XVII secolo fu infatti secondo gli studiosi il più antico dell’era moderna, ma anche il più violento.

 

Era il 4 giugno 1616 quindi, come confermato dai risultati delle ricerche dell’Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISEM–CNR), relativamente recenti. I documenti ritrovati confermano infatti che l’epicentro del terremoto avvenne in mare, ma non lontano dalla costa, e provocò danni alle 8 torri costiere del Sud-Est sardo. Nel dettaglio le costruzioni interessate furono quelle di Cala Pira (Castiadas), San Luigi a Serpentara (Villasimius), Porto Giunco (Villasimius), Isola dei Cavoli (Villasimius), Cala Caterina (Villasimius), Capo Boi (Sinnai), Monte Fenugu (Maracalagonis) e Cala Regina (Quartu Sant’Elena). Dai danni subiti si ipotizza un’intensità pari al 6°/7° grado della scala Mercalli.

 

Nel Fondo ‘Reale amministrazione delle Torri’ dell’Archivio di Stato di Cagliari alcuni documenti, risalenti al periodo compreso fra agosto e dicembre dello stesso 1616, confermano l’avvio di una sorta di gara d’appalto per il restauro delle otto torri difensive, resosi necessario appunto in seguito ai danni determinati dalla scossa di terremoto del giugno precedente. E l’angoscia provocata nella popolazione, non solo della costa meridionale e orientale, ma anche nei centri prossimi al capoluogo, è testimoniata dal timore del sacerdote di Selargius, trasmessa fino ad oggi da un altro documento, nel quale si evince il rischio che le case potessero crollare da un momento all’altro.

 

Un’iscrizione muraria, straordinario spunto storico, è servita a stimolare nuovi studi e nuovi approfondimenti. Un’iscrizione, nella sagrestia della Cattedrale di Cagliari, ci ricorda che la Sardegna è si la Regione meno soggetta a terremoti d’Italia, ma non è completamente asismica. Un’iscrizione, seppur grossolana e sintetica, ci riapre un mondo vecchio di quattro secoli.